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CULTURA E SPETTACOLI | domenica 12 novembre 2017, 14:00

Con "Gang Bank", Gianluigi Paragone dà la sveglia: "Dobbiamo ripartire dai diritti" FOTOGALLERY E VIDEO

Venerdì scorso, nella biblioteca civica di Biella, il noto giornalista e conduttore televisivo ha presentato il suo nuovo libro. Invitato in città dalla neonata Associazione 432HZ ha "strigliato" la folta platea: "Tertium non datur. O si accetta il presunto progresso in salsa neo-liberista o si fa un passo indietro"

Ripartire dai diritti, e dalla nostra Costituzione, che li sancisce in modo chiaro e indelebile nei primi dodici articoli. Non per niente si chiamano "diritti fondamentali". Riaffermarli, pretenderli, per non affondare sotto i colpi di una dissennata globalizzazione e di un becero neoliberismo di matrice statunitense. Questa la ricetta, o il paradigma, proposto ai biellesi da Gianluigi Paragone. Venerdì scorso, 9 novembre, nella biblioteca civica di Biella c'era il pubblico delle grandi occasioni per accogliere il noto giornalista e conduttore televisivo arrivato in città con il suo nuovo libro dal titolo "Gang Bank - Il perverso intreccio tra politica e finanza che ci frega il portafoglio e la vita" (Piemme, 312pp., 18 euro). L'Amministrazione comunale gli ha messo a disposizione, gratuitamente, la location ma non si è presentata a fare gli onori di casa. Dell'accoglienza si sono fatte carico Anna Bosazza, direttrice della "civica", e Chiara Caucino, presidente dell'Associazione 432HZ, che ha organizzato la serata.

"La globalizzazione non è progresso, se demolisce i diritti", ha arringato Paragone, evidenziando in modo semplice ma circostanziato tanti casi in cui il popolo italiano, negli anni, ha ceduto più o meno consapevolmente alle multinazionali e ad un'Europa assolutamente iniqua la sua sovranità. Diritti uguale libertà, questo è l'assioma sul quale dovrebbe fondarsi ogni democrazia che meriti di essere definita tale. Ci hanno provato, con il referendum costituzionale del 4 dicembre scorso, a sottrarci ancora qualche pezzo di quella sovranità, ma non ci sono riusciti. Abbiamo vinto una battaglia, certo, non la guerra. Non bisogna abbassare la guardia, non bisogna aspettare, piuttosto giocare di rimessa.

"Per loro ci siamo indebitati, abbiamo perso il potere d'acquisto, il lavoro, i diritti, le tutele sociali. E' il Gang Bank, il mefitico legame tra finanza e politica, che svuota la democrazia e il portafogli. Se pensate che tutto questo non riguardi la vostra banca, i vostri soldi, la vostra vita, voi, vi sbagliate di grosso. Vi spiego perché", scrive l'autore in quarta di copertina. Il mezzo più efficace per controllarci ed irretirci è il telefonino. Lo smartphone di ultima generazione, senza il quale ci sentiamo persi. Fin da quando lo acquistiamo, e ci indebitiamo con la compagnia telefonica, che con un tot di "piccole e comode rate", ha ricordato Paragone, ci lega a filo doppio. Non solo: attraverso gli aggiornamenti dei sistemi operativi ci fanno credere che stanno migliorando le prestazione del nostro cellulare ma in realtà stanno solo rafforzando la loro posizione di potere rispetto ai consumatori. Siamo noi, che senza nemmeno rendercene conto, regaliamo ai nostri aguzzini informazioni sui nostri profili, sui nostri stili di vita, sulle nostre abitudini. Loro non fanno altro che "cucire" per ognuno di noi un bell'abito su misura, comodo, elegante, colorato, rassicurante. Ma letale.

Non c'è altra possibilità di riscatto, se non la costante e decisa riaffermazione dei nostri diritti. In un certo senso predica il ritorno al passato, Gianluigi Paragone, al tempo dei nostri nonni, quel passato che in tempi nemmeno tanto remoti ha fatto dell'Italia una delle nazioni più progredite del pianeta. "Tertium non datur. O si accetta il presunto progresso in salsa neo-liberista o si fa un passo indietro", ha concluso Paragone. Applauditissimo. 

Vincenzo Lerro

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