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CULTURA E SPETTACOLI | martedì 17 ottobre 2017, 08:40

Biella: Storia dei Celti al Museo del Territorio

Il secondo appuntamento da non perdere per chi vuole approfondire la cultura e la storia dei Celti del Piemonte è la conferenza “I Celti in Piemonte dalle invasioni del IV secolo a.C. alla romanizzazione”, correlata alla mostra “Galati Vincenti. I Celti in Piemonte tra VI e I secolo a.C.”, allestita presso le sale del Museo del Territorio Biellese fino al 29 ottobre, che terranno, venerdì 20 ottobre alle 21 Giuseppina Spagnolo Garzoli (già funzionario della Soprintendenza Archeologia, Biella Arti e Paesaggio delle provincie di Biella, Novara, Vercelli e VCO) uno degli studiosi più accreditati sule dinamiche delle popolazioni indigene dell’Italia settentrionale, e, per la parte più prettamente biellese Angela Deodato, conservatore archeologo del Museo del Territorio, che ha condotto gli scavi sul sito di Cerrione da cui proviene la maggior parte dei dati del periodo celtico preromano locale.

Gli interventi si legheranno, dal punto di vista cronologico al periodo affrontato da Francesco Rubat Borel il 5 ottobre: come si passò dalla cultura di Golasecca allo stanziamento di veri e propri ethnoi (popoli) celtici in Italia settentrionale? Chi erano gli Insubri e i Leponti di cui sono state scavate molte necropoli e di cui abbiamo splendidi reperti in mostra? Quali caratteristiche accumunavano e differenziavano queste comunità stanziate tra Ticino (Svizzera) Novarese, Vercellese e Biellese fino alla Valle d’Aosta? Tra fonti storiche e documenti materiali, Giuseppina Spagnolo ci mostrerà che lo spirito guerriero è una delle caratteristiche peculiari e costanti della compagine celtica alpina e transalpina, che particolare era la tecnica di fabbricazione delle spade celtiche e che i Galati Insubri furono tanto stimati dai Romani da costituire un particolare settore del mercenariato dell’Urbe.

Ma I Vertamocori, i Libui, i Leponti erano anche contadini, grandi sfruttatori delle risorse dei boschi, allevatori e soprattutto abilissimi metallurghi. E soprattutto erano portatori di una cultura raffinata e dai tratti unici. In particolare i costumi femminili e maschili, attraverso gli ornamenti delle tombe elitarie, con gioielli in argento e bronzo, vetro che imita l’ambra, gemme incise, ci mostrano un mondo tutt’altro che barbaro, espressione di cultura ampia e sensibile agli stimoli esterni, in particolare agli usi mediterranei di Greci e Romani. Di questo ne sono testimonianza anche i bellissimi vasi in bronzo che si usavano nei banchetti, provenienti da ateliers dell’Etruria settentrionale, che accompagnano sulla mensa vasi altrettanto raffinati e originali come il cosiddetto “vaso a trottola”, contenitore particolare per il vino, bevanda che forse, ad un certo punto, soppianto’ la birra.

Moneta e scrittura confermano che studiando i Celti del Piemonte scopriamo complesse civiltà frutto di organizzazione sociale differenziata, espressa da elaborati scritti e tipi monetali. Quale ruolo ebbero i Celti del Biellese in questo contesto? Furono davvero più poveri e relegati in un’area meno aperta ai traffici? L’intervento di Angela Deodato evidenzierà le peculiarità dei Celti di Cerrione e della Bessa, la loro raffinatezza emergente non tanto nella ricchezza dei materiali quanto nell’apporto culturale della scrittura e del sapere.
L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

Museo Territorio g. c.

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