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SPORT | mercoledì 11 ottobre 2017, 17:30

Gianbattista Baronchelli a Biella: "Tecnica e radio hanno tolto spettacolo al ciclismo" FOTOGALLERY VIDEO

L'ex corridore bergamasco, ospite del Panathlon e dell'amico Gianni Zola, racconta a Newsbiella la sua vita fatta di vittorie e qualche rimpianto. Il più grande: non aver mai conquistato il Giro d'Italia. La sicurezza: la scoperta della "fede"

I numeri sono dalla sua: 90 vittorie in carriera tra cui due Giri di Lombardia, un argento mondiale, cinque tappe al Giro d'Italia, sei affermazioni consecutive al Giro dell'Appenino e tre podi ottenuti nella corsa rosa. Eppure Gianbattista Baronchelli, il ciclista bergamasco in gruppo tra gli anni settanta e ottanta, racconta a Newsbiella che, per motivi diversi, non è contento di come sono andate le cose: "I successi non sono pochi ma non ho vinto quello che dovevo. In particolare il Giro d'Italia che ho sempre fallito, anche per soli dodici secondi. Vuoi per i percorsi non adatti a me, vuoi perchè di fronte avevo due colossi come Moser e Saronni".

Baronchelli è stato ospite ieri, 10 ottobre, alla serata del Panathlon Biella insieme all'amico Gianni Zola e ad altri personaggi di spicco delle due ruote biellesi. Classe 1953, corridore dalle ottime capacità sia nelle prove di tre settimane che nelle classiche di un giorno, ha vestito casacche di prestigio come quelle di Bianchi e Sammontana prima di appendere la bici al chiodo nel 1989. Nel mezzo tante soddisfazioni e quel pizzico di rammarico che è rimasto nel cuore di "Gibi": "Ho anche cercato di cambiare la mia natura - ha detto - ma non è servito a vincere il Giro. E poi quel Mondiale nel 1980, il più duro della storia, dove Hinault vinse proprio davanti a me. Ho gareggiato per diversi anni incontrando tutti i più forti di sempre, da Merckx (da cui ha perso un Giro per dodici secondi, ndr) a Hinault passando per i nostri Moser e Saronni. Dopo è cambiato tutto".

Ha ammirato Contador: "Il più forte degli ultimi quindici anni nelle corse a tappe", e si rivede in Vincenzo Nibali: "Anche se è difficile fare paragoni perchè bisogna tenere conto degli avversari che trovi". Il ciclismo, però, è cambiato moltissimo: "La tecnica ha tolto lo spettacolo, ora con le radioline i corridori, in comunicazione con i direttori sportivi, non ragionano neanche con la loro testa e lo show ne fa le spese. Credo che il bel ciclismo sia finito con la mia generazione anche se poi è arrivato Marco Pantani che ha fatto qualcosa di straordinario. La passione non manca lungo le strade, poi c'è stata la scoperta della mountain bike che, dagli anni novanta, ha aiutato tante persone ad avvicinarsi al ciclismo. Ma la concorrenza è spietata".

Baronchelli vive ad Arzago d’Adda, un paesino della provincia di Bergamo, dove gestisce un piccolo negozio di biciclette insieme al fratello Gaetano. Da sei anni, invece, ha una storia molto particolare da raccontare legata alla fede: "Credo di essere cambiato in meglio avvicinandomi alla spiritualità in maniera diversa rispetto a prima" sottolinea. Lui, settimo di nove figli e proveniente da una famiglia di contadini, descrive la sua sensazione con gli occhi lucidi: "L'esistenza di un uomo dura veramente 'un niente', è impossibile pensare che non ci sia niente oltre questa vita".

l.l.

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