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COSTUME E SOCIETÀ | domenica 13 agosto 2017, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: I culti ‘etnici’ e di fertilità da Urupa a San Besso fra Cogne e la Valsoana

A cura di Roberto Gremmo

Accanto alla maestosa chiesa nuova di Urupa, si crede che una pietra magica gigantesca possa favorire la maternità alle donne sterili,

Da tempo immemorabile, un singolare rituale viene praticato, battendo il basso ventre contro la roccia ed attraversando un passaggio strettissimo nella fenditura della pietra.

Benché oggi la spaccatura rocciosa sia stata cementata, il culto del “Ròch dla vita” non é scomparso.

Quello di Urupa é un residuo importante d’una antica religiosità pagana, ma non é affatto unico in questo segreto e misterioso mondo delle Alpi occidentali.

Infatti anche il santuario alpino dedicato al martire Besso oggi all’interno del parco del Gran Paradiso sacralizza una pietra magica oggetto d’un culto a sfondo etnico ereditato dalle antiche popolazioni di montagna.

Come altri leggendari militi della “Legione Tebea” il cristiano Besso sarebbe stato ucciso dai feroci pagani, “spirito diabolico istigati”, che lo avrebbero gettato da una rupe scoscesa. La sua chiesa venne eretta alla base del masso quando alcuni pastori di Cogne avrebbero rinvenuto il suo corpo straziato.

Al di là della tradizione l’imponente roccia scistosa, alta una trentina di metri, con una parete a strapiombo, luccicante di venature argentee quando riflette i raggi al sole, sorge maestosa vicino ad una cascata, in un pianoro a 2010 metri sul livello del mare dove convergono i sentieri che uniscono la val Soana a Cogne e Champorcher.

Le feste dedicate al martire Besso vengono celebrate il 1° dicembre ed il 10 agosto ed hanno caratteristiche singolari che ne rivelano l’origine etnica.

Vi accorrono infatti fedeli cristiani dalle vallate valdostane e da quelle piemontesi ma alla messa assistono assieme solo in inverno mentre d’estate vengono officiate due cerimonie distinte, la prima per i valdostani che lasciano subito il tempio al termine del rito e la seconda per i piemontesi che subentrano dando poi vita ad una lunga processione attorno al masso.

All’incontro estivo intervengono anche parecchi turisti ed alpinisti ma i veri protagonisti sono i valligiani che in segno di grande devozione in passato salivano addirittura a piedi nudi da Campiglia per un sentiero ripidissimo e quasi sempre affiancato da grandi massi, alcuni piramidali, altri ovoidali o con vaschette naturali che si riempiono dell’acqua piovana.

Mentre i fedeli provenienti da Cogne compiono un fugace atto d’omaggio al santo per mantenere il proprio “diritto a san Besso” ma poi si allontanano, quelli delle parrocchie di Campiglia, Ronco, Valprato, Ingria hanno campo libero ed i loro giovani si contendono con un incanto pubblico il privilegio di sorreggere la statua del santo durante la processione che si snoda attorno al masso.

Nel 2009 i quattro portatori si sono assicurati questo ambìto onore offrendo ben 1000 euro.

In passato si consumava in comune il pane benedetto portato dalle ragazze nelle "foiaces", un copricapo realizzato con nastri colorati e stoffa sorretti da un'armatura di legno ma quest’usanza é scomparsa mentre non si sono perdute le più importanti.

In uno scritto del 1987, il sacerdote don Cinotti ricordò non senza preoccupazione che molte donne salite in pellegrinaggio effettuavano ancora pratiche segrete e misteriose sfregando la schiena contro la roccia di san Besso, convinte che “il contatto con la pietra favorisca la fecondità”, proprio come al celebre “Ròch dla vita” di Oropa.

Ma non basta, fra la parte inferiore del masso e la parete del santuario esiste un angusto passaggio stretto dove i fedeli picchiettavano la roccia staccandone dei pezzetti che venivano religiosamente conservati nella convinzione che fossero potenti amuleti protettivi come accadeva a Rocca Grimalda con la statua di santa Limbania.

In val Soana si credeva che i giovani valligiani costretti controvoglia a combattere nelle tante guerre infami dei Savoia non fossero mai rimasti uccisi in combattimento perché tenevano nascoste addosso quelle schegge speciali.

Questa pratica salvifica non é oggi praticabile perché il piccolo varco fra la chiesa e la parete rocciosa é interamente occupato da una statua mariana e l’accesso é impedito da una pesante grata di ferro chiusa col catenaccio.

Sul masso, senza alcun rispetto, sono stati infissi anche dei pannelli solari che deturpano l’aspetto ed alterano la sublime armonia di quella pietra magica, guaritrice e simbolo immutato ed immutabile dell’identità di un popolo.

Tutto prova che il culto di san Besso si sovrappone ad un’antica devozione pagana anche perché il nome "Bess" é comune nei toponimi dell'Arco alpino occidentale propro nei significati di "roccia" o di "pietra".

La processione estiva in onore di san Besso si snoda uscendo dalla chiesa, sale a sinistra verso la cascata, poi "dà un giro al Monte" e torna nell’edificio alla base del masso.

Raccoglie e cristianizza l’eredità d’un percorso devozionale pagano che rendeva omaggio all’enorme pietra,  simbolo di forza, potenza e robustezza della stirpe valligiana.

Sul culto di San Besso e sul suo indubitabile carattere etnico nel primo decennio del Novecento ha scritto una magistrale ricerca il folklorista francese Robert Hertz.

Il suo prezioso “studio di un culto alpestre” é stato tradotto ed edito in italiano nel 1994 per cura di Giuliana e Riccardo Petitti in un libro della “Società Accademica di Storia e Arte Canavesana”.

Di recente, l’ex direttore dell’ “Eco di Biella”, il vercellese Marco Reis ha esaminato a fondo “Il mistero di Besso” in uno studio vivace, documentato e di estrema valorizzazione delle più genuine manifestazioni della religiosità popolare montanara fra Cogne e Campiglia.

In queste pagine di grande interesse, Reis si é anche avventurato in una spericolata ipotesi, suggerendo che Besso e gli altri martiri della famosa quanto misteriosa “Legione Tebea” fossero in realtà dei soldati di Annibale, finiti massacrati dai nostri montanari.

Da mercenari cartaginesi a santi cristiani.

Se ci fossero prove convincenti, sarebbe una gran notizia.

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

Per approfondire questi argomenti segnaliamo due libri pubblicati da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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