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Music Cafè | giovedì 10 agosto 2017, 18:27

Bobby Solo: "Il segreto del mio successo? Il pubblico" FOTOGALLERY e VIDEO

Fotoservizio Giuliano Fighera

A poche ore dal grande successo ottenuto ieri sera, 9 agosto, a Callabiana, la redazione di Newsbiella ha incontrato una delle icone della musica italiana anni '60: Bobby Solo. Con 72 anni di età e 54 di carriera, Bobby Solo (all'anagrafe Roberto Satti) è ancora oggi molto richiesto e riscontra ogni volta un grande successo. Cantante, musicista e persino attore, il romano 72enne ha incantato il pubblico per generazioni e lo stesso ha fatto ieri sera, 9 agosto, in un concerto organizzato nell’ambito della festa della Pro Loco “Agosto a Callabiana”.  

Anche ieri sera ha riscontrato un grande successo. Come ha vissuto la serata? Cosa ne pensa del pubblico biellese?

Mi sembrava di essere tornato negli anni '60. Dalla risposta affettuosa e calorosa del pubblico biellese, devo dire che mi spiace non venire spesso da queste parti. Dopo questa “puntata zero”, spero si possano verificare altre situazioni piacevoli come quella di ieri sera.

È la prima volta che viene a Biella? Ci tornerebbe?

Tornerei certamente, anche se non dipende da me. Sono già stato qui, ma negli anni in cui spopolavano i famosi dancing. Successivamente, sono nate le prime discoteche e il dancing è stato relegato al mondo del liscio. Qualche giovane si dedica ancora oggi al ballo, ma non come in quegli anni. Quando avevo 14 anni ho preso come punto di riferimento Elvis Presley e arrivato ai 50 ho capito che lavorerò fino all’ultimo giorno della mia vita. Io adoro il mio lavoro, amo la musica e il pubblico. Noi artisti, senza il palcoscenico, l’amore e l’energia del pubblico, siamo morti. Morti prima del tempo. Per questo voglio tornare qui, il pubblico biellese mi ha trasmesso tanto calore.

Qual è il segreto del suo successo in questi anni?

Il pubblico. L’artista è come un uomo che corteggia una bella donna. Se la bella donna, che è il pubblico, non accetta la corte o l’invito a cena, l’artista svanisce. So di avere tantissimi difetti, ma amo la musica e ogni volta cerco di dare tutto me stesso a chi mi ascolta. Il pubblico ha una percezione che va al di là di ciò che sente musicalmente e credo che le persone percepiscano il mio amore per loro. Poi, forse, chi ascolta le mie canzoni rivive le esperienze della giovinezza, magari il primo amore, il primo lavoro, le emozioni di quell’età.

Com’è nato il suo ultimo album?

Il mio ultimo album (“Meravigliosa Vita”, pubblicato nel 2015 in occasione dei 50 anni di carriera e dei 70 anni di vita, ndr) è nato dall’idea del mio agente televisivo, Marco Miscellaneo. Non è stato un album concepito, ma un disco nato in poco tempo. Il mio grande amico Giulio Rapetti Mogol mi ha regalato tre testi, uno più bello dell’altro, e questo fa del mio ultimo disco una chicca.

A quali stili musicali si è ispirato? Quanto Elvis Presley ha influenzato la sua carriera?

Mi sono innamorato di Elvis dal primo momento che ho sentito “Love Me Tender”, “Jailhouse Rock” e quando ho visto il film “Il delinquente del rock'n'roll”. Come si suol dire “nessuno nasce imparato”, quindi ho voluto informarmi e sapere a quali stili si era ispirato lui. Essendo figlio di una famiglia povera che viveva in un quartiere di persone di colore, Elvis era circondato da chiese in cui si suonava Spiritual Gospel. Inoltre, agli angoli delle strade, c’erano i "Bluesman", che con la loro musica cercavano di racimolare qualche centesimo. Tramite amici come Carlo Stevan, torinese e primo presidente del fan club di Elvis, sono riuscito a conoscere le origini di tutti gli artisti che ascoltava quando aveva 11, 12 anni. Quindi, ho fatto la stessa cosa per cercare di acculturarmi nei generi del Blues, del Country, dello Spiritual Gospel. Questo è ciò che caratterizza la parte sud degli Stati Uniti, il famoso “Melting pot”.

Lei ha vinto Sanremo due volte, nel ’65 e nel ’69. Qual è il suo ricordo più bello?

Sono sempre dei bei ricordi, nonostante i primi anni di Sanremo avessi paura e fossi insicuro. D’altronde, avevo solo 19 anni quando ho iniziato. Uno dei ricordi più belli risale al 2003 quando, insieme a Little Tony, ho cantato “Non si cresce mai”. C’erano tutte le nuove leve ma, essendo la strana coppia, avevamo un sacco di fotografi tutti per noi, come se fossimo Marilyn Monroe e Marlon Brando.

Cosa ne pensa della musica di oggi e dei diversi talent show?

A mio avviso, i talent show sono una specie di allevamento di cantanti, tutti omologati in uno stesso format. Se con la bacchetta magica potessimo far tornare a 19 anni Adriano Celentano, Fausto Leali, Gianni Morandi, Little Tony, mi chiedo se vincerebbero. I ragazzi che partecipano ai talent sono musicalmente dotati e preparati, ma ho l’impressione che vengano tutti allenati per essere uguali. Cinque anni fa ho ricevuto due o tre proposte per partecipare ad un talent come giudice, ma non accettai, considerando che conosco la delusione che si prova quando si viene rifiutati e ricordando la mia esperienza nel '62, quando mia mamma mi raccomandò per un'audizione alla Rai. Ero imbarazzato e tutto tremolante davanti a quattro o cinque persone che, al di là del vetro, ascoltavano la mia performance. Mi dissero “Signor Satti, sappiamo che frequenta il Liceo Classico e le consigliamo di continuare per quella strada, perché lei non canterà mai”. Credo che l’unico giudice insindacabile sia il pubblico e che non esistano “gli esperti”.
Ai giovani di oggi piacciono cose sempre nuove, come la musica rap o la cucina orientale. Io (conclude ridendo di gusto, ndr) continuo ad ascoltare le canzoni degli anni '40, '50, '60 e a mangiare le lasagne o i tortellini burro e salvia.

Il saluto di Bobby Solo ai fan biellesi:

 

Bibiana Mella

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