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CRONACA | venerdì 14 luglio 2017, 16:37

In Prefettura le "sentinelle" contro femminicidio e violenza di genere FOTOGALLERY

Questa mattina nel Palazzo del Governo di via Repubblica si è tenuto un convegno organizzato dalla senatrice biellese Nicoletta Favero, membro della commissione parlamentare d'inchiesta. Le istanze e le suggestioni provenienti dal territorio contribuiranno alla redazione del Piano Antiviolenza 2018

La senatrice Nicolatta Favero e il Prefetto di Biella, Annunziata Gallo (Foto Vincenzo Lerro)

Il punto della situazione sulle azioni di contrasto al femminicidio e alla violenza di genere, con un'esauriente panoramica su cosa è già stato fatto ma anche e soprattutto su cosa c'è ancora da fare. Questo il tema di un interessante incontro che si è tenuto questa mattina, venerdì 14 luglio, in Prefettura a Biella. Presenti tutti gli attori pubblici e privati, a tenere le fila del discorso e ad introdurlo è stata Nicoletta Favero. Membro della commissione d'inchiesta fortemente voluta dal presidente di Palazzo Madama, Pietro Grasso, la senatrice biellese ha organizzato questo meeting per "raccogliere istanze e suggestioni da portare in commissione", come lei stessa ha precisato.

L'idea, ha ricordato il Prefetto di Biella, Annunziata Gallo, era quella di "estendere la partecipazione a questo momento di incontro a tutti i soggetti che, a vario titolo, si occupano del tema". Dal profilo tracciato questa mattina emerge un territorio a chiaroscuri: se da un lato possiamo ancora considerarci isola felice (almeno rispetto al numero di decessi), dall'altro sono emersi indicatori che fanno chiaramente intendere come il Biellese non sia assolutamente immune dal problema, anzi. Nel periodo di tempo compreso tra il primo gennaio del 2016 e il 30 giugno scorso, i numeri raccolti dalla Questura parlano di 12 casi di violenza sessuale, 50 di violenza su minori, 94 di percosse, 292 di lesioni personali e 53 di violenza privata. La domanda sorge spontanea: isola felice? Mica tanto...

Da rimarcare, però, come il Biellese sia in grado di esprimere eccellenze, anche in questo settore. Il centro antiviolenza di genere (aperto ben cinque giorni a settimana) è gestito da Cissabo e Iris all'interno di un protocollo che coinvolge istituzioni pubbliche e associazioni private. Unanime, in effetti, è stato da parte dei rappresentati della Pubblica Amministrazione il coro di ringraziamenti al mondo dell'associazionismo, senza il quale tante azioni di prevenzione e contrasto al femminicidio e alla violenza di genere non sarebbero materialmente possibili. Una presenza costante che trova la punta di diamante nella Casa-Famiglia. L'associazione "Non sei sola", per esempio, organizza corsi di educazione all'affettività nelle scuole superiori, e dal prossimo anno scolastico anche alle medie.

Sul fronte ASL, la dottoressa Tedesco ha riferito di una formazione "a tappeto" rivolta a medici e sanitari nei reparti di Pediatria, Ginecologia e Pronto Soccorso; mentre Guido Fusaro, direttore di Neuropsichiatria Infantile, ha parlato dei minori vittime di "violenza assistita": sono ben 120 i casi seguiti dal reparto nel corso del 2016. Qui le criticità riguardano soprattutto i percorsi e le tutele nei confronti di questi minori. 

Da più parti (forze dell'ordine, rappresentante dell'Ufficio Scolastico Provinciale e volontari di diverse associazioni, ndr) sono stati segnalati i problemi legati all'affidamento condiviso nel caso di separazione dei genitori, quando il padre sia stato autore di violenze. Sul territorio, dal 2014, esiste anche l'associazione Paviol che fornisce supporto psicologico alle donne vittime di violenza ma anche agli uomini che hanno agito i maltrattamenti. In quest'ultimo caso, le persone seguite dai volontari vengono prima supportate individualmente, poi inserite all'interno di percorso di gruppo della durata di un anno.

Molto interessante anche il punto di vista del giudice per le indagini preliminari Claudio Passerini: "Negli ultimi anni, le misure detentive sono arrivate ad un numero di 8/10, nella fase cautelare dei procedimenti, mentre spesso nel corso del dibattimento le situazioni meno eclatanti si sono appianate. Le misure non detentive, invece, sono tante: 3/4 al mese. Anche per il tribunale è molto importante la funzione dello sportello antiviolenza come strumento di prevenzione speciale". Sia Passerini che la garante dei detenuti, Sonia Caronni, si sono trovati d'accordo sul fatto che la pena detentiva dovrebbe essere un po' l'extrema ratio, mentre sarebbero preferibili misure come la sospensione del processo e la messa in prova degli adulti, prevista dalla legge n. 67/2014.

Le informazioni raccolte dalla senatrice Fevero verranno "trasfuse" nella relazione che la commissione parlamentare recapiterà al Dipartimento per le Pari Opportunutà, e potranno concorrere alla redazione del Piano Antiviolenza che verrà varato nel 2018. "Tutti noi siamo e dobbiamo essere delle sentinelle, creare una vera rete di prevenzione e lavorare in modo coeso", ha concluso la senatrice.

Vincenzo Lerro

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