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COSTUME E SOCIETÀ | domenica 19 marzo 2017, 13:26

Il passo del Vangelo commentato da don Gianluca

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4, 5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».

I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna –, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito».

Le dice Gesù: «Hai detto bene: "Io non ho marito". Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?».

Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Il brano del Vangelo di Giovanni che narra l’incontro di Gesù con la donna samaritana si pone nel cuore della Quaresima e mette in risalto i temi che caratterizzano fortemente questo tempo: il ricordo o la preparazione del battesimo e la penitenza-conversione che ci dispongono a celebrare con gioia rinnovata la Pasqua del Signore. Anticamente infatti era proprio a Pasqua che si celebravano i battesimi, cosa non rara ancora oggi, soprattutto quando si tratta dell’iniziazione cristiana degli adulti. Non a caso la liturgia di questa terza domenica ci propone un testo dal forte contenuto simbolico nei suoi elementi principali: il dono dell’acqua e dello Spirito.

Il brano narra di un incontro fuori dagli schemi mentali e culturali del tempo: un uomo, un giudeo, un maestro, che si mette in dialogo con una donna dai trascorsi piuttosto complessi e per giunta samaritana. Gesù rompe gli stereotipi, va al di là delle apparenti separazioni, abbatte i muri dell’incomunicabilità, rovescia i criteri di giudizio. Non è tanto il passato della donna ad interessarlo, quanto il suo futuro. Nel corso del dialogo il Maestro pone la sua interlocutrice di fronte alla verità della sua esistenza e la conduce, passo dopo passo, a prenderne consapevolezza e a trasformare il suo faticoso passato in luogo di partenza per un’esperienza nuova, capace di rinnovare l’esistenza, di darle senso. E’ Gesù che prende l’iniziativa, un Gesù stanco, dice il Vangelo, di una stanchezza che rivela il suo assumere fino in fondo la condizione umana… E’ verso mezzogiorno che avvengono i fatti: sullo sfondo si staglia già l’ora dell’offerta ultima che Gesù farà di sé…

Il Maestro ha sete: la stessa sete che sulla croce dirà l’arsura di Dio di entrare in rapporto con ogni creatura umana…

Gesù coglie la minima disponibilità da parte della donna per entrare in relazione con lei, per aiutarla a transitare dalla logica del dare a quella del ricevere: la Samaritana scopre l’autentico volto di Dio come colui che è sorgente di misericordia, di vita. Può sembrare scontato, ma chiediamoci se lo è fino in fondo. Sì, noi tutti riconosciamo Dio come Padre e Creatore, ma non è forse vero che nella mentalità comune spesso l’atteggiamento religioso si riduce ad un fare qualcosa per Dio: andare in chiesa, pregare, osservare i comandamenti…? La religione troppo spesso si traduce in un dovere, in uno sforzo in più tra i tanti che ci assillano nel quotidiano e Dio diviene così qualcuno che esige qualcosa da noi.

La buona novella del Vangelo trasfigura questa immagine abituale della divinità e pone al centro il Dio-che-dona: Dio è amore, lo è per ogni essere umano disposto ad accogliere il dono del suo Spirito, della sua presenza, della relazione vitale con Lui. Il battesimo e di conseguenza il nostro essere cristiani sono fondamentalmente dono, dono di grazia da accogliere non in virtù di qualche merito umano, ma per la sovrabbondanza dell’amore di Dio. L’incontro della Samaritana con Gesù le cambia la vita: l’amore genera altro amore. La donna diviene annunciatrice e diffonde attorno a sé la bellezza di quell’incontro che le ha cambiato l’esistenza, la scoperta della gratuità della riconciliazione che ha riportato alla luce il valore della sua vita e le ha dato un futuro di speranza. Così diviene fermento di riconciliazione tra i suoi connazionali e favorisce il loro incontro con Gesù. E’ vero, il battesimo, se accolto con autenticità, è capace di renderci testimoni di bellezza, operatori di riconciliazione, animatori gioiosi dell’incontro sempre inatteso e immeritato con Dio, e per questo ancora più sorprendente!

La gioia di sapersi amati da Dio, da lui cercati e desiderati ci fa transitare dalla notte del ripiegamento su noi stessi alla luce di un’apertura illimitata nei confronti di ogni essere umano, al di là di ogni schema mentale e culturale del nostro tempo, oltre ogni stereotipo, muro, separazione o giudizio morale, sulla via aperta per noi a caro prezzo da Gesù sulla croce. Non abbiamo anche noi, come la Samaritana, sete di riscoprire una vita rinnovata e piena di senso, bellezza, comunione?

 

Redazione g.

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