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COSTUME E SOCIETÀ | domenica 19 marzo 2017, 08:18

Il biellese magico e misterioso: Le fattucchiere maligne del Barazzetto e di Cossila e la “Strega mosca”

A cura di Roberto Gremmo

Sulla strada del pellegrino che dalla chiesetta di Riva sale verso Oropa s’incrocia un luogo ritenuto malefico dove vivevano le streghe.

   La tradizione delle fattucchiere del “Gorgomoro” é stata raccontata nel bel romanzo a sfondo esoterico di Francesco Pelle dedicato alla “Caverna dell’Om salvèj” dove l’autore colloca abilmente vicende fantastiche in località suggestive del nostro Biellese.

   Proprio accanto alla piscina naturale, la “lama” del torrente Oropa che prende il nome dal salto del torrente in una fossa naturale cupa e profonda. Le streghe, diaboliche creature bellissime d’aspetto ma senza cuore, si sarebbero appostate nottetempo nei pressi del vecchio mulino sotto Cossila, cercando di circuire ed ‘ammasché’ qualche sprovveduto  avventuratosi di notte sul sentiero verso Oropa per poi ucciderlo crudelmente.

   Queste masche feroci fermavano il malcapitato con modi suadenti ed accattivanti ma subdoli ed infingardi chiedendogli aiuto a strizzare un lenzuolo che fingevano di lavare nelle acque limpide e cristalline del torrente. Ma chi cadeva nel tranello finiva per restare soffocato dalla stoffa, stordito ed inebetito dal canto melodioso ma disorientante delle femmine malvagie e spietate.

    Grazie ad un bel libro di don Vittorino Pasquin, Raffaella Greppi e Maria Teresa Torrione della parrocchia di San Bernardo delle Alpi sappiamo che anche al Barazzetto di Biella circolavano in passato terrificanti racconti di masche che però, a differenza di quelle di Cossila non sarebbero assassine ma semplicemente esseri con il potere di trasformarsi in animali o di materializzarsi in posti diversi nello stesso momento.

    Don Pasquin e le sue collaboratrici hanno infatti raccolto dalla fertile memoria degli anziani i suggestivi racconti della ‘masca’ del Barazzetto che “preparava i suoi malefici leggendo un misterioso librone posto fra due candele accese e un’altra che sapeva trasformarsi in corvo, portando disunione nelle case dove entrava. l’uccellaccio fu un giorno catturato e malmenato: la gente assicura che la “masca”, da allora, per più di una settimana, camminò piegata da un forte mal di schiena.

    Analogamente una “collega”, seminatrice di disgrazie, dopo che una vittima delle sue fatture aveva buttato in acqua bollente la propria biancheria per liberarsi dal malocchio che l’aveva fatta ammalare, ricomparve in paese dopo parecchi giorni, tutta bruciacchiata...”.

    Tutte storie ?   

   Effettivamente, non solo al Barazzetto ma in tutto il mondo contadino del vecchio Biellese si credeva che ‘masche’ e stregoni avessero il potere di trasformarsi in animali, specie gatti neri, civette o mosconi.

   Da bambino ho spesso udito la nonna raccontare la disavventura d’un antenato ‘campagnin’ che viveva ad Occhieppo Superiore nel cascinale dietro al cimitero. Una notte, tornando dall’osteria s’era visto parare davanti un gattaccio minaccioso che aveva cacciato colpendolo col bastone ad una zampa.

   Il giorno seguente il parroco della chiesa di Santo Stefano era stato visto girare per il paese con una vistosa ferita al braccio e s’era subito sparsa la diceria che il gatto della notturna apparizione fosse proprio il prete che ‘faceva la fisica’, poiché aveva sinistra fama di stregone sotto veste talare.

    Diffusa fra noi era la convinzione che la metamorfosi più scellerata fosse quella delle streghe malefiche che potevano assumere l’aspetto d’insetti repellenti per avvicinarsi indisturbate ai bambini addormentati per piantare sul loro capino una spina avvelenata.

   Prima dell’ultima guerra, una povera vecchia di Cossato era ritenuta “masca” e diverse donne sostenevano d’averle visto uscire dalla bocca un grosso “moscon” svolazzante quand’era sul letto di morte, credendo che fosse l’anima della strega che usciva dal suo corpo ormai senza vita per rifugiarsi in un’altra donna diabolica che avrebbe ereditato dalla defunta i peggiori poteri malefici. 

    Forse le paure di quelle donnette superstiziose erano solo il frutto di fantasiose elucubrazioni, tuttavia mi è accaduto diversi anni fa d’ascoltare da una donna dell’Alto Vercellese di forte personalità e con un vasto bagaglio culturale un racconto ai limiti del credibile sulle diaboliche metamorfosi delle streghe.

    Questa signora abitava da ragazza in un grosso cascinale nei dintorni di Livorno Ferraris ove la sua famiglia di contadini poveri stentava una dura e precaria esistenza di lavoro e miseria assieme a parecchie donne che scendevano come stagionali dal Biellese per la monda e il raccolto delle risaie.

   Il relativo isolamento del cascinale fra una distesa di risaie nel ‘mare a quadretti’ portava ad una certa comunanza ed i contatti con i vicini erano stretti, soprattutto con un’anziana donna che viveva, sola, in un bugigattolo fatiscente nell’ala più appartata della tenuta. Le giornate estive erano lunghe da trascorrere sia per la vecchia che per la giovane, lasciata sola ad accudire la casa mentre i genitori si recavano al lavoro e l’amicizia fra la vegliarda solitaria e la fanciulla s’era fatta forte ed intensa.

   Perciò, l’anziana, piano piano, aveva ‘iniziato’ la giovane a certe pratiche non proprio usuali e la signora spigliata e moderna che mi stava rivelando il suo segreto aveva appreso l’arte di por rimedio alle slogature e conosciuto i segreti di alcune erbe medicamentose mentre ascoltava incredula strani ammonimenti su fatture e malocchio.

   Un pomeriggio d’estate la vecchia aveva deciso di far provare alla ragazza una nuova esperienza fuor del comune e dopo averle fatto giurare di mantenere il segreto più assoluto le aveva ordinato di sedersi e non fare assolutamente nulla, qualsiasi cosa avesse visto.

   Sdraiatasi sul letto, l’anziana s’era messa a dormire ma non era passato molto tempo e la ragazza aveva visto uscire dalla sua bocca un calabrone che aveva iniziato a ronzare per la stanza per poi avvicinarsi nuovamente alla vecchia che sembrava molto disturbata, pur continuando a dormire.

   Contravvenendo ingenuamente alle istruzioni, la ragazza s’era mossa ed aveva cercato d’allontanare l’animale dalla donna senza però riuscire a cacciare il calabrone, finché l’insetto aveva eluso i suoi colpi ed era rientrato velocemente in bocca alla vecchia, scomparendole in gola.

   Solo allora la donna s’era svegliata, pronunciando gemendo una sola frase: “...ma, cara mata, a t’am fèj mòri”, ma, cara ragazza, mi facevi morire per poi concludere che “a l’é mej ch’i fago pù costi ròbi, và, và, cara, và pura”, è meglio che non facciamo più queste cose, vai, vai, cara, vai pure.

   Da quel giorno la vecchia non ebbe più rapporti con la ragazza che si convinse col tempo d’essere stata testimone del tentativo d’una vecchia “masca” d’iniziarla ai suoi segreti poteri, in attesa di passarle il “bastone del comando”, la conoscenza delle tecniche di metamorfosi fisica e di dominio degli elementi che esseri succubi delle forze infernali debbono obbligatoriamente trasmettere ad altri individui prima di esalare l’ultimo respiro.

    Il racconto sembrava fantasioso ma la persona che narrava era più che seria, equilibrata e responsabile e la sua testimonianza l’ho raccolta personalmente, sempre più convinto che non per semplice dileggio da noi il demonio viene chiamato “Signore delle mosche”.   

    Il terrore per i poteri malefici delle streghe non é rimasto relegato al mondo del leggendario popolare ma ha dato origine nei secoli passati alla persecuzione di decine di povere donne, emarginate dalla società perché ritenute pericolose e ribelli per le loro pratiche arcane.

     Ancora nel 1946 nel Piemonte che si credeva ormai moderno e progredito un’anziana erborista canavesana che curava molti malanni con intrugli ed oscure pozioni venne barbaramente uccisa da una donna della val di Susa, convinta di doverla eliminare credendola al servizio del demonio, tagliandole la testa con una scure.

   L’assassina venne processata e condannata, scrissero i giudici, per aver ucciso “una fattucchiera”. L’ultima strega.

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo due libri pubblicati da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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