martedì 10 gennaio 2017, 17:07

ViaggioadAuschwitz, un momento di riflessione per le scuole promosso dalla Fondazione

“L'Olocausto non fu semplicemente un "problema ebraico" e non soltanto un evento della "storia ebraica". "L'Olocausto fu pensato e messo in atto nell'ambito della nostra società razionale moderna, nello stadio avanzato della nostra civiltà e al culmine dello sviluppo culturale umano: ecco perché è un problema di tale società, di tale civiltà e di tale cultura". Per questo motivo l'autoassoluzione della memoria storica che ha luogo nella coscienza della società moderna è più di un'oltraggiosa noncuranza per le vittime del genocidio. E anche il segno di una cecità pericolosa e potenzialmente suicida”.

Queste parole del filosofo Zygmunt Bauman (Modernità e olocausto, 1989), a pochi giorni dalla sua morte, risuonano quanto mai attuali e, in occasione della Giornata della memoria, suscitano riflessioni profonde. Allo stesso modo la Fondazione ha voluto offrire a circa 400 ragazzi delle scuole biellesi e ai loro insegnanti un momento di approfondimento critico grazie a una grande prova di teatro sperimentale, “camminante”: si tratta dello spettacolo “ViaggioadAuschwitz AR” che stamattina è stato presentato alle scuole biellesi in un Teatro Sociale gremito e attentissimo.

“Un'esperienza sicuramente positiva, molto buona in particolare l'idea di uno spettacolo costituito da un monologo che per i ragazzi ha rappresentato una novità interessante - commenta la Prof.ssa Vittoria Paschetto della Scuola media di Pollone - ho notato molta attenzione in sala da parte dei bambini e dei ragazzi e un buon livello di coinvolgimento che è dipeso sia dalla bravura dell'attore sia dall'uso delle luci. Sicuramente erano interessati alla vicenda umana del protagonista che ha contribuito ad avvicinarli alle tematiche generali della Giornata della memoria per la quale compiamo ogni anno approfondimenti e letture specifiche. Certamente i ragazzi devono però essere guidati perché per loro si tratta di una realtà lontanissima, fanno molta fatica a immaginare un mondo in cui non c'era il televisore, in cui le notizie viaggiavano con lentezza o non arrivavano a volte, per loro che vivono nella società di internet e dei social è inconcepibile, quindi noi insegnanti dobbiamo svolgere un lavoro di graduale approfondimento del contesto per educare i ragazzi a capire che il rischio che questi eventi si ripetano esiste anche nel presente”.

Giunto a Biella grazie alla collaborazione tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e  Il Contato del Canavese all'interno di una consolidata progettualità volta ad offrire ai ragazzi biellesi momenti di approfondimento teatrale gratuito lo spettacolo racconta il cammino, fisico e spirituale, intrapreso per 1985 km nel 2011 da Gimmi Basilotta che ha realizzato il progetto Passodopopasso ed ha avuto così la ventura di compiere un lungo cammino, insieme ad altri “pellegrini”, dal Piemonte fino in Polonia, ripercorrendo a piedi il viaggio di deportazione che nel 1944 portò ventisei ebrei cuneesi da Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz.

Il viaggio naturalmente inizia sempre prima con la mente e spesso ci porta oltre quei limiti che noi stessi ci poniamo; così è per l'attore camminante e i suoi compagni di ventura per i quali il lungo percorso è stata soprattutto l’occasione per ragionare e parlare di memoria, scoprendo e toccando con mano quanto essa sia ora una necessità e un dovere, non solo per il rispetto della Storia, di chi l’ha vissuta, l’ha subita, ne ha sofferto e ne è stato sopraffatto, ma per poter vivere il presente in modo consapevole.

Un lungo viaggio dunque che da Borgo San Dalmazzo giunge ad Auschwitz attraverso l’Italia, l’Austria, la Repubblica Ceca e la Polonia e che ha avuto una durata di settantasei giorni, dal 15 febbraio 2011, ricorrenza della partenza da Borgo San Dalmazzo dei 26 ebrei catturati in provincia di Cuneo, al 1° maggio 2011, Yom Ha Shoah, giorno della memoria in Israele.
Il viaggio, percorso interamente a piedi da tre persone, accompagnate da un fotografo, un videomaker, un addetto all'informazione e con il supporto di due automezzi, è stato un pellegrinaggio laico in cui la dimensione fisica e quella spirituale si sono fuse insieme; un viaggio fatto di strada e di fatica ma al tempo stesso di relazioni concrete e di rapporti umani vitali con l’ambiente circostante.

Il progetto, promosso dalla Residenza teatrale Officina di Cuneo e dalla Compagnia Il Melarancio, ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti ed è stato premiato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Rappresentato in forma di monologo, alternando momenti drammatici a situazioni serene e gioiose, in un mix di avventura e riflessione, è una restituzione del cammino, ma non è un diario di viaggio. Prima della partenza Gimmi Basilotta ha chiesto alla gente, agli amici, che gli prestassero delle parole con cui riempire le sue valigie; ne ha raccolte settantasei, una per ogni giorno di viaggio.

Le parole sono diventate la lente attraverso cui ha guardato e cercato le cose, attraverso cui ha vissuto le tante esperienze e avventure; parole che sono diventate per lui un limite, che lo ha costretto e aiutato a entrare nel profondo della realtà, a focalizzare le sensazioni e vivere le emozioni.
Lo spettacolo è dunque il frutto del racconto del cammino, ma soprattutto delle settantasei parole che lo hanno guidato ed è, al tempo stesso, una riflessione profonda sulla storia della Shoah.  

Redazione B.

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