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ATTUALITÀ | mercoledì 02 novembre 2016, 16:41

Discarica di Masserano: Salita alla ribalta per i tragici eventi del 1995, ora chiusa, è sotto un severissimo protocollo di monitoraggio

Foto Catia Ciccarelli

Se non si sapesse che sotto quel cumulo di terra di bonifica e vegetazione dormono circa 1.384.000 tonnellate di rifiuti, se non fosse perchè si scorgono i pozzi di estrazione, gli impianti e i teli di copertura non parrebbe di stare in una discarica. Il sito era rimbalzato alla cronaca nel 1995 quando un'esplosione causata dal biogas aveva provocato un incidente mortale. Da allora sono stati fatti enormi passi sul monitoraggio delle problematiche di progettazione degli impianti di captazione, di bonifica, e del recupero energetico del gas prodotto dalla discarica e tutta l'area, case circostanti e falde acquifere comprese, è sotto costante ed attento controllo mediante strumentazioni sempre efficienti e monitorate di continuo.

Nella visita guidata di venerdi' mattina, 29 ottobre, voluta dal Presidente SEAB, Claudio Marampon e alla presenza di un gran numero di sindaci biellesi, il tecnico Mario Coldesina, colui che si occupa della gestione del sito dal 2007 insieme al custode Paolo Givone, ha raccontato che la discarica vive e produrrà ancora biogas per almeno 20 anni nonostante i conferimenti siano interrotti dal 2003, quando la stessa è stata chiusa e i rifiuti convogliati al Polo tecnologico di Cavaglià. Il lavoro del tecnico non prevede tregua, 365 giorni all'anno, ogni giorno, perchè la manutenzione e il controllo non prevedono tempi di pausa.

"Attraverso i 100 pozzi di aspirazione, fino al 2012, il biogas prodotto dalla decomposizione di materiale putrescibile ha generato energia quantificabile nella copertura del fabbisogno di quasi tutte le famiglie di Masserano" dice Coldesina e aggiunge "il costo di gestione della discarica è importante, circa 800mila euro annue e sul bilancio in uscita pesa anche la voce del conferimento del percolato, la parte liquida della degradazione della materia organica, in Cordar alla Spolina di Cossato - dai 3 ai 6 viaggi giornalieri con autobotti - per un importo annuo di 300mila-400mila euro".

Per la chiusura della 5a e ultima vasca, ancora in fase di completamento, sono state utilizzate 25000 tonnellate di terriccio proveniente dai cantieri lombardi della ex Falck e sversate  sui rifiuti con un'operazione che ha reso 500mila euro lordi, in attesa di entrare in una fase successiva e procedere verso la definitiva chiusura. Per il materiale di completamento, dopo le opportune verifiche di perizia sui volumi, sarà aperto un bando di gara per assegnare gli spazi disponibili.

Nel frattempo, in attesa della definitiva chiusura del sito, la natura sta già riappropriandosi degli spazi, la vegetazione cresce, si vedono pernici, caprioli e cinghiali, come se là sotto non ci fossero tonnellate di rifiuti sotterrati, a farci quasi da monito e a richiederci un pò più di consapevolezza, attenzione e rispetto per la nostra terra.

 

ci.ci.

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