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Biella | 23 ottobre 2013, 10:15

Greenwoolf trasforma la lana

Un progetto per produrre fertilizzante dagli scarti della lavorazione tessile

Greenwoolf trasforma la lana

Il riutilizzo del materiale di scarto è uno dei campi dove le innovazioni tecniche e le nuove istanze ecologiche ed economiche s'incontrano con risultati spesso sorprendenti.

Il progetto  “GreenWoolf” punta a recuperare le lane di scarto trasformandole in fertilizzanti azotati attraverso la realizzazione di un'apparecchiatura ad hoc. L'idea è nata dallo scambio delle conoscenze dei ricercatori del Cnr di Biella, specializzati nello studio delle fibre tessili e in particolare della lana, con le competenze dei ricercatori del Politecnico torinese in materia di progettazione e grazie all'esperienza dell'azienda Obem spa, specializzata nella produzione di macchinari per l'industria, in particolar modo tessile, fin dal 1946. Il progetto ha ricevuto un finanziamento dalla commissione europea di 1 milione di euro il progetto di ricerca ideato da due soggetti pubblici, il Cnr Ismag di Biella e il Politecnico di Torino, con l'azienda meccanotessile biellese Obem Spa.

"L'obiettivo del progetto – spiega Claudio Tonin, Dirigente di Ricerca del Cnr – è di recuperare le lane di scarto fin dalla tosa, ma interessa anche i cascami, la lana rigenerata o i capi di abbigliamento a fine vita. Altri progetti di riuso della lana sucida prevedono una fase preliminare di lavaggio che, in questo caso, non serve: questo è un ulteriore vantaggio in termini ambientali, di risparmio di costi di gestione del rifiuto e, viceversa, di valorizzazione della risorsa. Si può inoltre ovviare al problema di dover trasportare la lana sucida, considerata “rifiuto speciale”, in un punto di trasformazione perché il sistema in via di progettazione permetterà di portare piccoli impianti in loco, direttamente nelle zone di allevamento. Il prodotto finale, il fertilizzante organico a lento rilascio di azoto, mantiene anche la proprietà di idrofilia della lana quindi, se depositato sui terreni montani, aumenta la capacità del terreno di trattenere le acque dilavanti, riducendo il rischio di frane e smottamenti".

"Non è la prima volta che collaboriamo con enti di ricerca - dice Paolo Barchietto, contitolare di Obem Spa - siamo convinti che il confronto con l'ambiente universitario e della ricerca sia molto importante per far nascere nuove idee e mettere a punto soluzioni, magari applicabili fin da subito nell'attività quotidiana, che nascono dal dialogo fra le conoscenze più teoriche e il “saper fare” più pratico"

"Il progetto si sviluppa nei prossimi 3 anni e prevede varie fasi – spiega Silvio Sicardi, docente di Principi di Ingegneria Chimica del Politecnico di Torino – che comprendono l'idrolisi delle lane sucide con acqua surriscaldata, lo studio dei parametri di reazione, la progettazione e costruzione dell'impianto prototipale, la sperimentazione sull'impianto, la valutazione in campo dei fertilizzanti e la diffusione dei risultati. Va sottolineata un'ulteriore ricaduta positiva del progetto: la formazione di giovani ricercatori in questo ambito specifico e la valorizzazione di personale che possa gestire il nuovo processo industriale".

Il progetto “GreenWoolf” rappresenta un investimento complessivo di 2 milioni di euro, finanziati al 50% dall'Unione europea. Il coordinatore è Cnr Ismac Biella con i partner Politecnico di Torino e Obem Spa. Il progetto ha inoltre ottenuto l'appoggio della Confederazione italiana agricoltori, di Po.in.tex, il polo di innovazione tessile della Regione Piemonte, e della Provincia di Biella.

 

(23 ottobre 2013)

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